La libertà di esperire e sondare la sofferenza
Scegliere la libertà di soffrire o di morire senza colpo ferire, sempre limitati, talvolta, gli umani, alla scelta personale, al determinismo.
Mi accorgo adesso, immersa nella realtà delle cure palliative, della facoltà del lasciarsi andare, del lasciarsi sopraffare e di accettare il destino scorgendo in esso il meglio per noi.
Afferrare la vita come un' occasione preziosa in cui tutto tende per il verso che le dà senso e così la sofferenza quale occasione per vedere nella vita il suo motivo.
Attraverso le tragedie, i drammi, le cadute di stile, le fasi comiche, scorgere ciò che fa sì che il mondo continui dalla vita di ognuno all' anima del mondo che tutti ci ingloba.
E così andare via senza rancore ma con la possibilità di benedire quei giorni di sofferenza e di usarli per ritrattare, per chiedere perdono al fratello, per ricostruire un rapporto, nel fine ultimo di entrare nel cerchio della pace che ci sussurra "sei stato importante al mondo anche tu, così come ogni tuo fratello e così come ogni particella di terra hai tenuto compatto il tutto col tuo respiro e senza la tua anima non sarebbe stato il capolavoro - progetto che si farà strada sulle vie del mondo, proteso verso il futuro e non dimentico dell' esperienza passata che è la nostra vita poiché l' ha costruita".
Accettiamo la vita anche nel fine vita, prendiamola per mano accogliendone le emozioni e le occasioni.
E non dimentichiamo di avere rispetto della differenza di prospettiva che possano avere sviluppato e integrato altri esseri umani, nostri fratelli.



Commenti
Posta un commento